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Il Codice della crisi d’impresa impone l’adeguamento dei modelli ex D.Lgs. 231/2001

Autore avv. Gianluigi Fino

Il D. Lgs. 14/2019 (c.d. Codice della crisi d’impresa) introduce nuovi obblighi in capo agli amministratori delle società di capitali, con particolare riferimento alla prevenzione ed alla rilevazione dell’eventuale stato di crisi dell’azienda. 

Ed infatti, in conformità con il novellato testo dell’art. 2086 c.c., l’imprenditore o l’organo amministrativo devono, da un lato, istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura ed alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva dello stato di crisi della stessa e, dall’altro lato, attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi medesima e per il ripristino della continuità aziendale.

In tale contesto, i Modelli di organizzazione, gestione e controllo adottati ai sensi del D.Lgs. 231/2001, dovranno essere integrati prevedendo (i) una adeguata individuazione delle competenti funzioni, garantendo una netta distinzione (cd. “segregazione dei ruoli”) tra le funzioni esecutive e quelle di controllo, (ii) la presenza di idonee procedure che permettano di intercettare i segnali di crisi e di rilevare tempestivamente l’informazione (ad es. i soggetti che la rilevano, la trasmettono a chi deve fruirne per valutare l’andamento aziendale e la sussistenza dell’equilibrio finanziario, etc.), nonché (iii) l’adozione di strumenti informatici che consentano la raccolta e la gestione delle predette informazioni.

In estrema sintesi, l’efficacia del Modello è ora subordinata al rispetto dei nuovi presupposti introdotti dal Codice della crisi, che dovrà prevedere necessariamente i presidi per la fedele e tempestiva trasmissione delle informazioni al Collegio ed al revisore (c.d. “indizi di crisi”), così come individuati dall’art. 14 D. Lgs. 14/2019.