Utilizzo di sistemi di geolocalizzazione sui veicoli aziendali

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Utilizzo di sistemi di geolocalizzazione sui veicoli aziendali

Il crescente utilizzo di sistemi e dispositivi GPS, in ambito lavorativo, ha reso necessario disciplinarne le modalità di utilizzo in ottica di tutela del trattamento dei dati dei lavoratori in conformità al Regolamento UE 2016/679 (Regolamento) ed al D.lgs. 196/2003, novellato dal D.lgs. 101/2018.

Tali strumenti vengono utilizzati dalle aziende al fine di individuare la posizione geografica dei veicoli, trattare i dati relativi ai consumi di carburante, ai chilometri progressivi percorsi, alla velocità media dei singoli veicoli, nonché a garantire la sicurezza dei dipendenti e la protezione dei beni aziendali.

Tuttavia, per un corretto utilizzo di tali sistemi è necessario che il datore di lavoro (e titolare del trattamento dei dati) esegua una preliminare valutazione del cd. “bilanciamento” tra gli interessi aziendali e quelli del lavoratore. Il titolare dovrà provvedere a configurare il sistema tecnologico (attraverso il proprio fornitore) mediante misure adeguate a garantire che siano trattati, per impostazione predefinita, solo i dati personali necessari per ogni specifica finalità del trattamento (cfr. art. 25 del Regolamento), in attuazione del principio di c.d. “privacy by default”.

Per la valutazione è necessario definire, prima di tutto, se il veicolo aziendale verrà utilizzato esclusivamente per l’attività lavorativa oppure per il cd. “uso promiscuo” (lavoro/privato). In tal caso, bisognerà prevedere – in fase di implementazione del sistema – la possibilità da parte dell’utente/lavoratore di potere disattivare le funzioni di geo localizzazione del veicolo durante l’utilizzo privato.

Se, all’esito della valutazione da parte del datore di lavoro, anche attraverso una valutazione d’impatto (DPIA) ai sensi dell’art. 35 del Regolamento (cfr. Opinion 12/2018dell’Autorità garante dell’Unione Europea: https://edpb.europa.eu/sites/edpb/files/files/file1/2018-09-25-opinion_2018_art._64_it_sas_dpia_list_en.pdf), sussiste il bilanciamento tra gli interessi aziendali e quelli del lavoratore, potrà essere invocato il legittimo interesse come base giuridica del trattamento, ai sensi dell’art. 6 paragrafo 1, lettera f) del Regolamento.

Una DPIA consente al titolare del trattamento di analizzare sistematicamente e approfonditamente come un nuovo trattamento, una nuova tecnologia, o un nuovo progetto (ovvero una modifica sostanziale ad un trattamento già in corso o l’impiego per finalità o con metodologie differenti di tecnologie già esistenti) impatteranno sui diritti e le libertà degli interessati e individuare, con un approccio privacy by design & by default, quali misure implementare per la tutela di quest’ultimi.

In ogni caso, il trattamento dei dati dovrà essere eseguito dal titolare (datore di lavoro) nel pieno rispetto dei principi di pertinenza, completezza e non eccedenza.

Il datore di lavoro dovrà informare preventivamente e adeguatamente tutti i lavoratori che utilizzeranno i veicoli aziendali, mediante un’informativa facilmente comprensibile, ai sensi dell’art. 13 del Regolamento, che espliciti le caratteristiche essenziali e le modalità di utilizzo dei sistemi di geo localizzazione installati. Inoltre, sui veicoli aziendali dovranno essere apposte le vetrofanie a titolo di informativa dal contenuto sintetico (cfr. Provvedimento del Garante n. 396/2018: https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9023246).

DISCLAIMER

La presente Newsletter ha il solo scopo di fornire informazioni di carattere generale. Di conseguenza, non costituisce un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutivo di una consulenza legale specifica.

 

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Verwendung von Geolokalisierungssystemen an Betriebsfahrzeugen

Die steigende Verwendung von GPS Geräten im Bereich der Arbeit, fordert eine Regulierung derselben gemäß Verordnung UE 2016/679 und G.v.D. 196/2003, in der Neufassung G.v.D. 101/2018, im Hinblick auf den Datenschutz der Mitarbeiter.

Diese Geräte werden von Unternehmen verwendet, um den geografischen Standort der Betriebsfahrzeugen zu ermitteln. Außerdem dienen sie der Verarbeitung von Daten bezüglich Kraftstoffverbrauchs, zurückgelegten Kilometer, Durchschnittsgeschwindigkeit der einzelnen Fahrzeuge und um die Sicherheit der Mitarbeiter und den Schutz des Unternehmensvermögens zu gewährleisten.

Allerdings, für eine rechtmäßige Verwendung der oben erwähnten Geräte ist eine vom Arbeitsgeber (und Verantwortlicher der Datenverarbeitung) durchzuführende Bewertung des sogenannten „Interessenausgleichs“zwischen den Interessen des Arbeitgebers und Arbeitnehmers notwendig. Der Verantwortliche sorgt dafür, dass, das Gerät (durch dessen Lieferanten) konfiguriert wird. Die Konfiguration muss geeignete Maßnahmen enthalten um sicherzustellen, dass standardmäßig nur die personenbezogenen Daten verarbeitet werden, die für jeden bestimmten Zweck der Verarbeitung erforderlich sind (gemäß Art. 25 DSGVO) um dem Prinzip der sog. “privacy by default” umzusetzen.

Um eine rechtmäßige Bewertung des Interessenausgleichs durchzuführen, muss bestimmt werden ob das Betriebsfahrzeug ausschließlich zu Arbeitszwecken oder auch zu Privatzwecken zur Verfügung gestellt wird. Im zweiten Fall ist für die Dauer der Privatnutzung – in der Systemimplementierungsphase- die Deaktivierungsmöglichkeit der Ermittlung des Standortes zu gewährleisten.

Sollte die Bewertung des sogenannten „Interessenausgleichs“ zwischen den Interessen des Arbeitgebers und Arbeitnehmers, eventuell auch mit Hilfe einer Folgeabschätzung (DPIA) gemäß Art. 35 VO (siehe Opinion 12/2018der Aufsichtsbehörde der Europäischen Union: https://edpb.europa.eu/sites/edpb/files/files/file1/2018-09-25 opinion_2018_art._64_it_sas_dpia_list_en.pdf) positiv ausfallen, so kann sich die entsprechende Datenverarbeitung auf die Rechtsgrundlage des berechtigten Interesses gemäß Art. 6, Paragraph 1, lit. F) der DSGVO stützen.

Eine Folgeabschätzung ermöglicht dem Verantwortlichen eine systematische und tiefgreifende Analyse über den Einfluss auf die Grundfreiheiten und Rechten des Interessierten von einer neuen Datenverarbeitung, einer neuen Technologie oder eines neuen Projektes (bzw. bei wesentlichen Veränderungen von bestehenden Datenverarbeitungen oder Verwendung der bestehenden Technologien über neue Methoden und für neue Zwecke). Somit wird die Feststellung der notwendigen Maßnahmen, nach den Grundprinzipien „Privacy by design“ und „Privacy by default“, zum Schutz der oben erwähnten Freiheiten und Rechten möglich.

In jedem Fall muss die Datenverarbeitung gemäß den Prinzipien von Vollständigkeit, Zweckbindung und Datenminimierungdurchgeführt werden.

Alle Mitarbeiter, die die Betriebsfahrzeugen verwenden werden, müssen im Voraus vom Arbeitgeber durch eine leicht verständliche Datenschutzerklärung vollständig und angemessen informiert werden. Die Datenschutzerklärung muss laut Art. 13 DSGVO die erforderlichen Informationen über die Nutzung und Einstellungen des Geolokalisierungsgerät enthalten. Deren wesentlicher Inhalt ist im Betriebsfahrzeug zur Kenntnisnahme aufzuhängen (siehe Bestimmung der Aufsichtsbehörde n. 396/2018: https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9023246).

 

DISCLAIMER
Die vorliegenden Newsletter hat als einziges Ziel allgemeine Informationen zur Verfügung zu stellen. Demnach stellt sie keine Rechtsgutachten dar und kann auf keinem Fall eine spezifische Rechtsberatung ersetzen.

 

 

Regole di autodisciplina interne nelle società quotate.

Nelle società quotate le regole di autodisciplina interne devono essere rispettate, anche se più stringenti della normativa applicabile.

Con una recente sentenza (n. 5/2019; pubblicata in data 3/01/2019), la seconda Sezione della Corte di Cassazione Civile ha stabilito alcuni principi in tema di corporate governance e controlli interni delle società quotate (nel caso in esame, la società opera nell’ambito dell’intermediazione finanziaria).

In particolare, è stato statuito che, nel caso in cui una società decida di adottare autonomamente delle regole comportamentali mediante l’implementazione di procedure interne e conseguente comunicazione al mercato, la società è obbligata al rispetto delle predette regole di autodisciplina, ancorché risultino più rigide della normativa applicabile.

2996-10-Cassazione 5_2019

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Novità e modifiche Ddl Anticorruzione

Lo scorso 18.12.2018 la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il disegno di legge A.C. 1189recante Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e di trasparenza dei partiti e movimenti politici(Ddl Anticorruzione).

Il disegno di legge in questione è intervenuto sul fenomeno della corruzione, inasprendo il regime sanzionatorio di alcuni reati contro la pubblica amministrazione, molti dei quali costituiscono presupposto della responsabilità amministrativa delle società e degli enti.

Il DDL Anticorruzione opera infatti anche sul piano della responsabilità delle società e degli enti prospettando l’introduzione di alcune modifiche dell’attuale disciplina contenuta nel d.Lgs.231/2001.
Tra i reati di cui all’art. 25 d.Lgs. 231/2001 è stato aggiunto il traffico di influenze illecite ex art. 346-bis c.p. per il quale è prevista una sanzione pecuniaria fino a 200 quote.

Inoltre, la sanzione accessoria interdittiva di cui all’art. 25 n. 5), attualmente prevista per un periodo non inferiore ad un anno, verrebbe innalzata e quindi sostituita con una pena interdittiva da 4 a 7 anni se il reato è commesso da figure apicali e da 2 a 4 anni per i sottoposti.

Vi è poi un’ulteriore novità, introdotta dal comma 5-bis dell’art. 25 d.Lgs.231/2001 che prevede un regime sanzionatorio agevolato ovvero l’interdizione da 3 mesi a 2 anni.

In questo modo il legislatore ha inteso incentivare la collaborazione e la responsabilizzazione delle società e degli enti che offrano un contributo alla giustizia (evitare conseguenze ulteriori dell’attività delittuosa, assicurare la prova dei reati, individuare i responsabili).

Tuttavia i soggetti che vogliano giovare di un simile trattamento, devono aver eliminato, attraverso modelli organizzativi idonei a prevenire i reati, le carenze organizzative che hanno facilitato la condotta illecita.

Inoltre vale la pena menzionare un’ulteriore, breve ma importante novità relativa agli artt. 2635 e 2635-bis c.c.

In seguito all’abrogazione dei commi 5 e 3, rispettivamente degli artt. 2635 e 2635-bis, i reati di istigazione e corruzione tra privati sono ora procedibili d’ufficio.

Stati Uniti, quinto mercato per l’Alto Adige

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Corruzione

Nuovo decreto per contrastare la corruzione nel settore privato

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 75 del 30 marzo scorso è stato pubblicato il provvedimento (D. Lgs. 38/2017) che introduce nel nostro ordinamento dal prossimo 14 aprile le modifiche previste dalla decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio europeo.

Le principali novità consistono nella riformulazione dell’articolo 2635 del Codice civile, con l’integrazione dell’art. 2635-bis, con conseguente revisione dell’articolo 25-ter del D. Lgs 231/2001.

Per quanto concerne l’articolo 2635 c.c. (“Corruzione tra privati”), la nuova formulazione del primo comma prevede che «salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, di società o enti privati che, anche per interposta persona, sollecitano o ricevono, per sé o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni».

Inoltre, «si applica la stessa pena se il fatto è commesso da chi nell’ambito organizzativo della società o dell’ente privato esercita funzioni direttive diverse da quelle proprie dei soggetti di cui al precedente periodo».

La novità di maggiore rilievo è rappresentata dunque dal riferimento all’interposta persona, tramite la quale si «offre, promette o dà denaro o altra utilità non dovuti alle persone indicate nel primo e nel secondo comma» dell’articolo 2635 c.c.

L’introduzione del nuovo articolo 2635-bis del Codice civile riguarda invece la “Istigazione alla corruzione tra privati”, fattispecie volta a punire chi mira a corrompere le figure dirigenziali che operano all’interno di società private.

Per entrambe le fattispecie (corruzione e istigazione) è prevista – in caso di condanna – l’interdizione temporanea dagli uffici direttivi e la procedibilità a querela della persona offesa.

In materia di responsabilità amministrativa degli enti, le modifiche si riflettono sull’articolo 25-ter del Decreto: con la sanzione pecuniaria per la corruzione tra privati che va da 400 a 600 quote (contro le attuali 200-400); e con quella per il nuovo reato presupposto ex articolo 2635-bis c.c. (“Istigazione”), che va invece da 200 a 400 quote. Si applicano inoltre «le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2» del D. Lgs 231/2001.

Privacy

Privacy, molta confusione tra le aziende italiane.

Il Regolamento dell’Unione Europea 2016/679 sarà operativo dal 25 maggio 2018; tuttavia, sia dai quesiti che le aziende italiane sottopongono a noi professionisti in questo ultimo periodo, che dalle verifiche che svolgiamo presso le imprese, si percepisce che molte di loro hanno le idee piuttosto confuse in merito alla nuova normativa in materia di privacy ed ai conseguenti obblighi che ne derivano per le aziende, pubbliche e private.

Tra le domande specifiche più ricorrenti vi è sicuramente quella relativa all’obbligo della nomina del “Data Protection Officer” (DPO) e delle competenze che le aziende devono ricercare per individuare il profilo più appropriato.

A tale riguardo, è opportuno evidenziare, con un breve accenno, che l’art. 37, comma 5, del nuovo testo richiede di designare il responsabile della protezione dei dati (DPO) “in funzione delle qualità professionali, in particolare della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati”. Il successivo comma 6, prevede altresì che “il responsabile della protezione dei dati può svolgere altri compiti e funzioni. Il titolare del trattamento o il responsabile del trattamento si assicura che tali compiti e funzioni non diano adito a un conflitto di interessi”.

Alla luce di tali disposizioni, non riteniamo appropriata la scelta, operata purtroppo da alcune aziende, di attribuire tale funzione all’interno del reparto IT, ove generalmente vengono trattati la maggior parte dei flussi di dati aziendali. Difatti, tale situazione produce – nella maggior parte dei casi – una sorta di auto-monitoraggio, in cui una funzione deputata al controllo è costretta a controllare il proprio operato, contravvenendo in tal modo alle disposizioni stesse del Regolamento.

LegalLab ® offre consulenza ed assistenza specialistica alle imprese che intendono approfondire la nuova normativa in materia di privacy, con l’obiettivo di adeguarle e renderle “conformi” rispetto ai nuovi adempimenti previsti dal citato regolamento.

Contributi a fondo perduto

Contributi a fondo perduto alle Imprese che investono in Sicurezza

Le aziende che intendono migliorare le condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, attraverso investimenti strutturali, come l’adozione di Modelli organizzativi ex D.Lgs. 231/2001, potranno beneficiare di contributi a fondo perduto messi a disposizione dall’INAIL con il nuovo Bando ISI 2016 (“Incentivi alle imprese per la realizzazione di interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in attuazione all’articolo 11, comma 5°, D.Lgs. 81/2008”).

Il contributo pari al 65% dei costi sostenuti per realizzare i progetti è compreso tra un minimo di 5k e un massimo di 130k euro, ma tale limite è escluso per le imprese fino a 50 lavoratori che vogliono adottare i modelli organizzativi.

Dal 19 aprile al 5 giugno 2017 le imprese potranno presentare una sola domanda per Regione o Provincia autonoma, registrandosi sul portale dell’INAIL.

Nella Provincia autonoma di Bolzano hanno stanziato un fondo pari a complessivi 2.196.472,00 Euro, per i seguenti progetti:

  • Progetti di investimento;
  • Progetti per l’adozione di Modelli organizzativi;
  • Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto;
  • Progetti per micro/piccole imprese operanti in specifici settori di attività.

LegalLab ® offre consulenza ed assistenza alle imprese che intendono realizzare tali progetti, anche mediante l’adesione ai fondi messi a disposizione dall’INAIL.

Corriere Imprese e Legal Lab

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